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| Rifiuti in Campania, l'Italia verso in deferimento alla Corte di Strasburgo Posted: 25 Apr 2008 07:18 AM CDT Secondo Bruxelles le misure prese dal governo italiano per risolvere l'emergenza rifiuti in Campania non sarebbero sufficienti. Ci sarebbe già un testo di proposta da parte della Direzione generale Ambiente, che verrà poi vagliato dei capi di gabinetto lunedì prossimo, per poi passare alla riunione della Commissione del 30 aprile o, al più tardi, del 6 maggio. E, salvo modifiche dell'ultima ora, dovrebbe venire approvato. A gennaio la Commissione aveva già inviato un ultimo richiamo scritto all'Italia sulla cronica crisi dei rifiuti che colpisce Napoli e il resto della Regione Campania. A partire dalla vigilia dello scorso Natale, infatti, migliaia di tonnellate di rifiuti si erano ammucchiate per le strade della Campania perché le discariche erano piene. A causa della situazione gli abitanti inviperiti avevano dato fuoco ai mucchi di rifiuti accatastati per le strade. "I rifiuti non raccolti e i roghi rappresentano una grave minaccia per la salute e per l'ambiente, a causa della propagazione di malattie e dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo", ricorda la direzione generale Ambiente della Commissione europea. "Anche se l'Italia ha già adottato alcuni provvedimenti per affrontare l'emergenza rifiuti nella regione, l'ultimo richiamo significa che l'Italia sarà deferita alla Corte di giustizia delle Comunità europee se non provvederà rapidamente a conformare i predetti provvedimenti alla normativa UE in materia", aveva ammonito Bruxelles. Tenuto conto dell'urgenza e della gravità della situazione, invece dei due mesi abituali, la Commissione aveva dato un mese di tempo all'Italia per rispondere. Al riguardo il commissario per l'ambiente Stavros Dimas (foto) aveva dichiarato a gennaio: "La situazione in Campania è intollerabile. Comprendo perfettamente la frustrazione degli abitanti che temono per la loro salute. È essenziale che le autorità italiane adottino provvedimenti non solo per risolvere l'emergenza in corso, come stanno già facendo, ma anche per creare l'infrastruttura di gestione dei rifiuti necessaria per una soluzione duratura ai problemi, che perdurano ormai da più di un decennio. La Commissione proseguirà la sua azione giudiziaria e, se necessario, si varrà dei suoi poteri per imporre ammende, fino a quando in Campania non verranno rispettate le norme UE in materia di gestione dei rifiuti che l'Italia e tutti gli Stati membri si sono impegnati a rispettare." [b]Prima lettera di richiamo[/b] La Commissione aveva inviato all'Italia una prima lettera di richiamo ("lettera di messa in mora") in merito alla situazione in Campania nel mese di giugno dell'anno scorso (cfr. IP/07/935). Il provvedimento era stato adottato dopo che nella primavera del 2007 i rifiuti non erano stati raccolti nella regione per un certo periodo di tempo determinando la chiusura delle scuole per motivi di salute e spingendo gli abitanti a dare fuoco ai sacchi di rifiuti accumulatisi per le strade. Il governo italiano ha reagito adottando un decreto legge che prevede misure di emergenza per la regione, tra cui l'apertura di quattro nuove discariche. Tuttavia, la Commissione ha concluso che il decreto legge offre solo una soluzione parziale. In particolare, il decreto non prevede un approccio sistematico e a lungo termine alla soluzione di una crisi imputabile all'incapacità sistematica delle autorità italiane di creare una rete adeguata di impianti di smaltimento dei rifiuti in Campania. Per questo motivo nella prima lettera di richiamo la Commissione aveva ritenuto che l'Italia non abbia rispettato i suoi obblighi ai sensi della direttiva quadro UE sui rifiuti, in quanto non ha creato una rete adeguata di impianti di smaltimento in grado di assicurare un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute pubblica nella regione. "Lacune nel sistema di gestione dei rifiuti della Campania si riscontrano a livello di raccolta dei rifiuti urbani e nella lotta allo smaltimento illegale, anche nelle aree urbane", si legge nel comunicato di inizio anno.. La direttiva impone infatti agli Stati membri di prendere tutte le misure necessarie per impedire che i rifiuti vengano abbandonati, riversati o smaltiti in modo incontrollato. Le autorità nazionali devono anche accertarsi che i rifiuti vengano recuperati o smaltiti senza creare pericoli per la salute o danno all'ambiente. Inoltre devono essere prese tutte le misure necessarie per creare una rete adeguata di impianti di smaltimento, capaci di assicurare un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana. [b]Ulteriore lettera di richiamo[/b] Alla luce della risposta dell'Italia alla prima lettera e delle riunioni con le autorità italiane, tra cui una visita in Campania di funzionari della Direzione generale dell'Ambiente per verificare la situazione in loco, la Commissione aveva concluso che le autorità italiane dovessero adottare misure supplementari. Nell'ottobre scorso la Commissione aveva inviato all'Italia un'ulteriore lettera di messa in mora in cui, in aggiunta alle carenze già segnalate, si sottolineava anche la mancanza in Campania del piano di gestione dei rifiuti previsto dalla direttiva. Il piano di gestione dei rifiuti della regione è stato adottato più di dieci anni fa, ma mai correttamente applicato. [b] Ultima lettera di richiamo[/b] Visto il persistere e l'apparente acuirsi dell'emergenza rifiuti esplosa in Campania nelle ultime settimane, la Commissione ritiene che le autorità italiane debbano intensificare gli sforzi sia per risolvere la crisi in corso che per trovare una soluzione a lungo termine ai problemi strutturali dovuti all'inadeguatezza dell'infrastruttura regionale di smaltimento dei rifiuti. Secondo Bruxelles, i nuovi provvedimenti d'urgenza contenuti nell'ordinanza adottata dal governo italiano l'11 gennaio 2008 dovrebbero consentire di migliorare la situazione nel breve termine, ma non offrono una soluzione a lungo termine per assicurare una gestione di rifiuti in Campania conforme alla normativa UE. Tenuto conto dei gravi problemi che il persistere della crisi potrebbe causare alla salute umana e all'ambiente, pur salutando gli sforzi delle autorità italiane per risolvere la crisi, la Commissione si vede costretta a proseguire il procedimento di infrazione inviando all'Italia l'ultimo richiamo scritto. [b] Iter procedurale[/b] L'articolo 226 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di procedere nei confronti di uno Stato membro che non adempie ai propri obblighi. Se constata che la disciplina comunitaria è stata violata e che sussistono i presupposti per iniziare un procedimento di infrazione, la Commissione trasmette allo Stato membro in questione una diffida o lettera di "costituzione in mora" (prima fase del procedimento), in cui intima alle autorità del paese interessato di presentare le proprie osservazioni entro un termine stabilito, solitamente fissato a due mesi. Sulla scorta della risposta o in assenza di una risposta dallo Stato membro in questione, la Commissione può decidere di trasmettere allo Stato un "parere motivato" (seconda fase del procedimento) in cui illustra in modo chiaro e univoco i motivi per cui ritiene che sussista una violazione del diritto comunitario e lo sollecita a conformarsi entro un determinato termine (di solito due mesi). Se lo Stato membro non si conforma al parere motivato, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia delle Comunità europee. Se la Corte di giustizia accerta che il trattato è stato violato, lo Stato membro inadempiente è tenuto ad adottare i provvedimenti necessari per conformarsi al diritto comunitario. L'articolo 228 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di procedere nei confronti di uno Stato membro che non si sia conformato ad una precedente sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee. A norma dell'articolo 228, la Commissione può chiedere alla Corte di infliggere sanzioni pecuniarie allo Stato membro interessato. |
| Ecopiazzole, indispensabile l'autorizzazione Posted: 25 Apr 2008 07:15 AM CDT Nelle piazzole ecologiche comunali destinate alla raccolta differenziata dei rifiuti sono svolte attività di deposito preliminare in vista dello smaltimento che, come tali, devono essere regolarmente autorizzate. È questa l'opinione costante della giurisprudenza della Corte di Cassazione, ribadita dalla recente sentenza 8 febbraio 2008, n. 9103 con la quale il Collegio ha altresì ricordato che è da escludersi che tali ecopiazzole possano essere considerate alla stregua di un deposito temporaneo contiguo al luogo di produzione, poiché in alcun modo può ritenersi luogo di produzione dei rifiuti l'intero territorio comunale. |
| Nuovo conto energia: ecco cosa cambia Posted: 25 Apr 2008 05:30 AM CDT l Gestore dei servizi elettrici (Gse) ha avviato dal 16 aprile il contact center , previsto dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas (delibera 312/07), per fornire informazioni su fonti rinnovabili, cogenerazione ad alto rendimento e per le modalità d'integrazione dei relativi impianti sulla rete elettrica nazionale. Il servizio ha tra le sue finalità anche quella di garantire trasparenza e scelte consapevoli anche da parte di piccoli produttori o consumatori e offrire tutti i chiarimenti sulle regole introdotte dall'Autorità per facilitare l'utilizzo delle fonti rinnovabili e semplificare l'allaccio in rete. Il servizio potenzia quelli già esistenti dedicati agli incentivi in conto energia e al ritiro dedicato dell'energia, allargandosi alle informazioni sulle rinnovabili in generale e sulla cogenerazione ad alto rendimento. Per avere informazioni dal Contact Center è in funzione un numero verde gratuito da telefono fisso: 800.16.16.16 Sul sito del Gse è inoltre disponibile una guida per quanto riguarda le nuove disposizioni in merito al Conto energia, per promuovere la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici. La guida, che si propone di rappresentare un agevole e completo strumento di consultazione per tutti coloro che intendono realizzare un impianto fotovoltaico e richiedere gli incentivi, si articola in due parti. Nella prima sono presentate le innovazioni introdotte dal nuovo Dm 19/02/07, le indicazioni generali per la realizzazione e la connessione dell'impianto alla rete e le modalità da seguire per richiedere l'incentivazione al Gse. Nella seconda sono approfonditi alcuni aspetti generali e specifici per coloro che, non esperti del settore, intendano acquisire alcune informazioni di base sugli impianti fotovoltaici e sull'evoluzione del meccanismo d'incentivazione in conto energia. Le modifiche più significative introdotte dalle nuove norme, riguardano l'abolizione della fase istruttoria preliminare all'ammissione alle tariffe incentivanti:in base al nuovo decreto, infatti, la richiesta di incentivo deve essere inviata al Gse solo dopo l'entrata in esercizio degli impianti fotovoltaici. E' stato inoltre abolito il limite annuo di potenza incentivabile, sostituito da un limite massimo cumulato fissato in 1.200 MW. E' poi prevista una maggiore articolazione delle tariffe (erogate per un periodo di venti anni), con l'obiettivo di favorire le applicazioni di piccola taglia ( fino a 3 Kw) integrate dal punto di vista architettonico in strutture o edifici, che godranno di tariffe maggiori rispetto a quelle riconosciute ai grandi impianti non integrati architettonicamente. In aggiunta all'incentivo,si può contare anche su un ulteriore vantaggio economico, utilizzando l'energia prodotta per la cessione in rete, i propri autoconsumi (parziali o anche totali), lo scambio sul posto con la rete elettrica (per i soli impianti di potenza fino a 20 kW). Al contrario di quanto stabilito dal vecchio conto energia, la tariffa incentivante viene inoltre riconosciuta, per gli impianti fino a 20 kW che si avvalgano del servizio di scambio sul posto, alla totalità dell'energia elettrica prodotta e non solo a quella autoconsumata. Lo scambio sul posto permette, anziché di vendere l'energia prodotta in più rispetto a quella consumata (che può essere fatto in maniera diretta o indiretta), di operare un saldo annuo tra l'energia elettrica immessa in rete e quella prelevata dalla rete nel caso in cui il punto di immissione e di prelievo dell'energia elettrica dalla rete coincidano. Se il saldo annuale risulta maggiore di zero, viene riportato a credito per poter ottenere la compensazione, in energia, di un eventuale saldo negativo relativo all'anno successivo. Il saldo positivo di un dato anno, può essere utilizzato a compensazione di eventuali saldi negativi per un massimo di 3 anni e se non si utilizza il credito in questo lasso di tempo, decade. Con le nuove disposizioni normative viene anche superato il problema legato a due vincoli tecnici dei precedenti decreti, ovvero il limite di 1000 kW, quale potenza massima incentivabile per un singolo impianto e le limitazioni all'utilizzo della tecnologia fotovoltaica a film sottile, molto utilizzata nell'ambito dell'integrazione architettonica. [url=http://www.grtn.it/ita/fotovoltaico/pubblicazioni/20080417_ContoEnergia2008.pdf]Scarica la Guida al conto energia II edizione 2008[/url] | [url=http://www.grtn.it/ita/fotovoltaico/Fotovoltaico.asp]Conto Energia sul sito del GSE[/url] |
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