giovedì 1 maggio 2008

News Borsa Rifiuti

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Rifiuti di Bagnoli, il Comitato: «Scaduti i tempi dell´accordo»

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Quattro mesi sono passati: niente è stato fatto e i nodi vengono al pettine. Gli amministratori di Piombino non sono neanche in grado di rispettare gli accordi che loro stessi sottoscrivono. L'art. 4, comma 10, dell'Accordo di Programma sui fanghi di Bagnoli sottoscritto il 21 dicembre prevedeva infatti che "Ferme restando le necessarie autorizzazioni in materia di gestione dei rifiuti e nel rispetto della staticità che il manufatto dovrà avere in rapporto alla destinazione d'uso prevista, i volumi residui delle casse del Porto di Piombino saranno prioritariamente utilizzati per il recupero dei rifiuti derivanti dalle attività industriali che insistono nel sito di Piombino. A tal fine, entro quattro mesi dalla stipula del presente Accordo di Programma Quadro, si provvederà alla definizione di un specifico Accordo di Programma tra Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, Regione Toscana, Provincia di Livorno e Comune di Piombino per la gestione dei rifiuti speciali prodotti del sistema industriale presente nel medesimo sito". Di questo Accordo, che era condizione necessaria all'attuazione del "progetto fanghi", non esiste nessuna notizia certa, nessuna informativa sui contenuti. A parte qualche annuncio elettorale del sindaco, niente di niente. I quattro mesi previsti dall'intesa sono ormai passati e quindi l'intero accordo quadro è da considerarsi nullo. La stessa Regione Toscana aveva detto che la validità complessiva dell'operazione era subordinata alla stipula di questo secondo accordo sulla bonifica del SIN di Piombino. Inoltre nell'Accordo di dicembre il Comune si impegnava ad adottare l'atto di pianificazione del porto e delle aree limitrofe, la cosiddetta Utoe 9. Ad oggi niente è stato fatto conoscere pubblicamente. Trattandosi del più importante atto della pianificazione di Piombino, deve essere reso noto immediatamente quanto sta facendo il Comune e deve essere avviata un'ampia discussione su quelle scelte, una discussione che non può essere certo compressa in pochi giorni, come purtroppo fa da anni l'amministrazione comunale, negando ogni reale forma di partecipazione dei cittadini alle scelte. Bisogna che la pianificazione portuale sia messa a conoscenza della città con congruo anticipo e sia aperta al contributo di tutti i soggetti. In terzo luogo, un'ordinanza del Presidente del Consiglio del 1 febbraio 2008 (n. 3654), passata in sordina a Piombino, ha dichiarato la "cessazione" dell'emergenza per la bonifica di Bagnoli. Essendo l'APQ Bagnoli-Piombino tutto impostato sulla logica dell'emergenza, ed essendo venuta meno tale emergenza, è evidente che anche per questo motivo esso decade nella sua interezza. Dovrà quindi essere riproposta la soluzione della bonifica in "situ" a Napoli, dove esistono progetti per vasche sul porto in cui possono essere refluiti benissimo i rifiuti di Bagnoli con tempi più rapidi e costi infinitamente più bassi. Per tutti questi motivi è giunta l'ora di cambiare fase e di ammettere che, come abbiamo sempre sostenuto, l'operazione "fanghi di Bagnoli" è un'operazione sbagliata, costosa e ora anche inattuabile. I fanghi di Bagnoli non possono e non devono arrivare a Piombino. Sui ritardi denunciati dal Comitato No fanghi di Piombino rispetto alle condizioni previste nell'accordo, firmato a dicembre, per il trasferimento dei rifiuti provenienti dalla colmata di Bagnoli nelle vasche del porto toscano, abbiamo sentito il sindaco Gianni Anselmi. Il primo cittadino di Piombino ha declinato però l'invito a rispondere nel merito alle questioni sollevate dal comitato No Fanghi e ha dichiarato che: «La progettualità sul sin di Piombino, anche per effetto dell'accordo di programma quadro Piombino Bagnoli, è fra le più avanzate se non la più avanzata sull'intero territorio nazionale, con riferimento alle bonifiche, alla pianificazione dell'area industriale e portuale alla progettualità delle industrie e alla interlocuzione istituzionale e tecnica con i ministeri coinvolti, la regione Toscana e la provincia di Livorno. Le polemiche tardive sul tema credo che interessino poco ai cittadini che sanno bene che le loro cose sono in mano a persone serie». Attendiamo quindi gli eventi futuri.

Centri di raccolta rifiuti urbani: pubblicata la disciplina in Gu

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I centri di raccolta dei rifiuti urbani finalmente hanno una loro disciplina univoca e valida su tutto il territorio nazionale: pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto ministeriale dell'8 aprile che detta i requisiti tecnici gestionali del centro di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati e stabilisce le autorizzazioni e le iscrizioni necessarie per la loro costituzione. Un centro di raccolta (chiamato anche stazione ecologica) è un'area strutturata, sorvegliata, presidiata e gestita dove i cittadini possono conferire in sicurezza i rifiuti urbani in particolare quelli ingombranti, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e quelli pericolosi (che non possono essere gettati nei tradizionali cassonetti dell'isola ecologica). E' un'area dove si svolge unicamente attività di raccolta, mediante raggruppamento per frazioni omogenee per il trasporto agli impianti di recupero, di trattamento e per le frazioni non recuperabili di smaltimento dei rifiuti conferiti in maniera differenziata. Dunque è un servizio a disposizione della comunità per incrementare la raccolta differenziata, disincentivare l'abbandono abusivo dei rifiuti sul territorio comunale e per agevolare anche il recupero del rifiuto. Del resto nella gerarchia della gestione dei rifiuti al secondo posto dopo la prevenzione della produzione dei rifiuti troviamo il recupero prima di materia poi di energia, e in ultima istanza le operazioni di smaltimento. Dove per gestione si intende non solo il trasporto, il recupero e lo smaltimento, ma anche la raccolta del rifiuto ossia l'operazione di prelievo, di cernita o di raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto. E in questo caso la raccolta a cui si fa riferimento è quella differenziata: la raccolta cioè "idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee compresa la frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclo e al recupero di materia". Dunque per la valorizzazione del rifiuto come materia sono necessari anche i centri di raccolta così come gli impianti di recupero dove trasferire i rifiuti raccolti in maniera differenziata. Per questo il Dm prevede che la realizzazione dei centri di raccolta sia approvata dal comune territorialmente competente e che il soggetto che gestisce il centro sia iscritto all'Albo gestori dei rifiuti ambientali nella Categoria 1 "Raccolta e trasporto dei rifiuti urbani". Ai fini dell'iscrizione poi sarà il Comitato nazionale dell'Albo gestori ambientali a stabilire con propria delibera - entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto – i criteri, le modalità e i termini per la dimostrazione dell'idoneità tecnica e della capacità finanziaria. I soggetti già iscritti alla Categoria 1 non saranno tenuti a presentare ulteriori garanzie finanziarie ma dovranno integrare la loro iscrizione per l'attività di "gestione dei centri di raccolta". Naturalmente i centri e i loro gestori dovranno essere autorizzati e quei centri già istituiti prima dell'entrata in vigore del Dm potranno continuare a operare sulla base della precedente autorizzazione.

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