mercoledì 14 maggio 2008

News Borsa Rifiuti

News Borsa Rifiuti

Terre e rocce da scavo sono rifiuti solo se contaminate

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Se le terre e le rocce da scavo non sono contaminate e hanno una destinazione ben definita, non sono rifiuti, ma sottoprodotti da poter utilizzare: lo ribadisce il Tribunale amministrativo della Valle d'Aosta che con sentenza del 16 aprile 2008 dà ragione alla Regione Valle d'Aosta e dà torto al Ministero dell'ambiente. La vicenda ha inizio quando nel 2007 il Ministero dell'ambiente e del territorio con decreto autorizza l'avvio dei lavori nell'ambito degli interventi di bonifica e messa in sicurezza permanente delle ex cave e delle discariche di amianto del sito di Emarese. Per la realizzazione di questo intervento di messa in sicurezza la Regione, al fine di limitare i costi e dovendo impiegare una grande quantità di materiale inerte da scavo, voleva utilizzare quello ricavato nel corso dell'esecuzione di progetti di pertinenza regionale o comunale, compresi i lavori di manutenzione relativi ai corsi d'acqua, ai bacini idrici ed agli alvei. Ma visto il disposto contenuto nel Dm secondo il quale "i materiali inerti da scavo e i materiali provenienti da operazioni di disalveo sono considerati rifiuti e pertanto devono essere gestiti ai sensi della vigente normativa sui rifiuti" la Regione era costretta a reperire altrove (presso altre regioni) il materiale occorrente per la bonifica: non poteva più utilizzare né il materiale da scavo né il materiale derivante da operazioni di disalveo, "recuperato" nell'ambito del suo territorio. Secondo il tribunale però il disposto del Dm è "apodittico" e contrasta con le prescrizioni sia di quelle del testo unico ambientale del 2006 sia di quelle del testo modificato dal Dlgs 4/08. Tali disposizioni, infatti, fanno delle opportune distinzioni fra materiale inquinato e non, ai fini della loro qualificazione quali "rifiuti" e del loro conseguente utilizzo: se i materiali non sono contaminati e hanno una destinazione ben definita, possono essere sottratti alla disciplina generale sui rifiuti. Con l'emanazione del Dlgs 04/08 (secondo correttivo del Dlgs 152/06) le terre e le rocce da scavo continuano a essere considerate dei sottoprodotti (se rispettate determinate condizioni), ma la loro modalità di gestione sembra maggiormente improntata ai principi di cautela: il legislatore del 2008 prevede in modo chiaro e univoco che le terre e le rocce da scavo non devono provenire da siti contaminati oppure sottoposti a procedimenti di bonifica (criterio non contenuto nella vecchia dizione) e ribadisce che le modalità del "riutilizzo" non devono in alcun modo comportare un impatto ambientale. L'accertamento della non provenienza da un sito contaminato dovrà esser valutato e dove presenti concentrazioni delle sostanze inferiori alle "Concentrazioni soglia" non vi sarà necessità delle analisi di rischio, mentre se le concentrazioni superano le soglie l'analisi del rischio dovrà essere eseguita per poter capire se il sito è contaminato o no. Non ci si riferisce più alla contaminazione delle terre e rocce derivanti dal ciclo produttivo che le ha generate, ma si fa richiamo al concetto della "compatibilità" con il sito prescelto per l'impiego. In altre parole l'utilizzo dei materiali in un sito con caratteristiche diverse da quello di provenienza non deve comportare nessuna modifica dello stato di qualità dell'ambiente, degli habitat, della flora e della fauna. Ne consegue quindi che l'accertamento delle caratteristiche di dette terre e rocce da scavo e della "compatibilità con il sito di destino" dovrà essere effettuata all'atto di formazione delle terre e rocce. L'aspetto della caratterizzazione delle terre e rocce da scavo, infatti, rispetto alla precedente risulta cambiata: viene ribaltato il momento della prova che non va più effettuato sulle terre e rocce da scavo ma sul sito di provenienza. Dunque l'accertamento non dovrà avvenire (come fra l'altro prevedeva il vecchio criterio) in un secondo momento sul sito del deposito come composizione media.

Arezzo: Nuovo Impianto di selezione e compostaggio a "Podere Rota"

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Venerdì 16 maggio alle ore 21.15, presso la Sala del Consiglio a Terranuova B.ni, verrà illustrato a tutta la popolazione il nuovo impianto di selezione e compostaggio realizzato con project financing dal Comune di Terranuova B.ni, gestito per i prossimi quindici anni da T.B. S.p.A. e sito nella discarica di "Podere Rota". L'impianto a breve lavorerà a regime e la sua attività consentirà di ridurre lo smaltimento finale in discarica dei rifiuti urbani attraverso il loro recupero e riciclaggio, di incrementare la percentuale di raccolta differenziata e di ridurre l'impatto ambientale dei rifiuti smaltiti (cattivi odori) grazie alla riduzione della loro biodegradabilità. In particolare l'impianto farà selezione e recupero di rifiuti urbani da raccolta indifferenziata ("cassonetto") per la produzione principalmente di FOS e FSL: FOS (Frazione Organica Stabilizzata) per la copertura giornaliera della discarica e il possibile futuro impiego in attività paesaggistiche e di ripristino ambientale; FSL (Frazione Secca Leggera) destinata alla termovalorizzazione per la produzione di energia elettrica. L'impianto si occuperà, inoltre, del recupero e della valorizzazione della frazione organica da rifiuti raccolti in maniera differenziata (scarti da manutenzione del verde o residui organici da utenze domestiche) per la produzione di un fertilizzante da impiegare in agricoltura o nelle attività di florovivaismo, noto come "Compost di qualità".

La filiera dei rifiuti

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Segnaliamo l'editoriale di Bureau Veritas di aprile 2008 dedicato all Certificazione nell'ambito della filiera dei rifiuti con particolare riferimento all'esperienza del Comune Poggiorenatico (FE) "[i]che d'intesa con la Provincia di Ferrara, l'Osservatorio Provinciale dei Rifiuti (OPR), l'Agenzia di Ambito per i servizi pubblici di Ferrara (ATO 6) e il gestore del servizio pubblico (CMV servizi S.r.l.), ha previsto nel proprio territorio di sviluppare un sistema avanzato di raccolta, finalizzato al progressivo abbattimento della quota di rifiuti avviati a smaltimento, incrementando la raccolta differenziata mediante la riorganizzazione del servizio attraverso un sistema dedicato per ciascuna tipologia di filiera (materiale) e di utenza (circuiti domestici e circuiti non domestici). Tra gli obiettivi attesi figuravano la volontà di trasparenza di tutti i processi e la garanzia a tutte le parti interessate[/i]." In questo scenario, il Comune di Poggiorenatico ha voluto certificare, scegliendo appunto Bureau Veritas come organismo ceriticatore, il Disciplinare per la Rintracciabilità dei Rifiuti.

Linee guida sul trattamento dei veicoli fuori uso. aspetti tecnologici e gestionali

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Scopo principale di tale Linea Guida, realizzata dall'APAT, "è quello di costituire un riferimento sulle conoscenze tecniche e tecnologiche del settore dei veicoli fuori uso di supporto sia agli operatori economici coinvolti nel ciclo di gestione che alle autorità deputate al rilascio delle autorizzazioni ed ai controlli." [url=http://www.apat.gov.it/site/_files/Rapporto_Veicoli_2007_marzo_2008.pdf]Linee guida sul trattamento dei veicoli fuori uso. Aspetti tecnologici e gestionali[/url]

La raccolta porta a porta: il modello torinese

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Segnaliamo la pubblicazione "l'adozione di un sistema integrato di raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta nelle aree metropolitane: l'esperienza di Torino" realizzata da Amiat (Azienda Multiservizi Igiene Ambientale di Torino) che illustra il servizio di raccolta domiciliare integrata attivato nel 2004 sul territorio del capoluogo piemontese. [url=http://www.amiat.it/images/File/ComunicazioneEsterna/Porta_a_porta.pdf]L'adozione di un sistema integrato di raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta nelle aree metropolitane: l'esperienza di Torino[/url]

L'uso del combustibile derivato da rifiuti nella propulsione navale

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Segnaliamo che è disponibile per il download uno studio realizzato dall'ENEA dal titolo "Una nuova filiera per la valorizzazione dei rifiuti: l'uso del combustibile derivato da rifiuti nella propulsione navale. Valutazioni tecniche ed economiche". "Il presente lavoro valuta la realizzabilità di una nuova filiera di valorizzazione del Combustibile da Rifiuti - CDR - basata sull'uso di tale materiale per la propulsione navale. La soluzione tecnologica ipotizzata prevede la sostituzione, a bordo di una nave bulk carrier, dell'esistente motorizzazione diesel alimentata con MFO (Marine Fuel Oil) con un impianto con turbina a vapore di pari potenza che, attraverso un forno a letto fluido circolante, impieghi CDR." [url=http://www.enea.it/com/web/pubblicazioni/FilieraValorizzazioneRifiuti.pdf]Scarica lo studio[/url]

Riciclaggio di polietilene in cantiere

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Partito il progetto Cantiere Ecologico promosso da Aliplast e Variplast. Si rivolge al settore dell'edilizia il servizio Cantiere Ecologico avviato da due aziende venete, la Aliplast di Ospedaletto di Istrana (TV) e la Variplast di Quinto di Treviso; la prima opera nel settore del riciclo meccanico dei rifiuti da imballaggio e nella produzione di imballaggi da granulo rigenerato, mentre la seconda raccoglie e seleziona rifiuti da packaging in LDPE, successivamente pressati in balle e conferiti ad Aliplast per essere avviati al riciclo. Con "[b]Cantiere Ecologico[/b]" alle imprese edili viene offerto un servizio di raccolta e valorizzazione dei rifiuti da imballaggio generati direttamente in cantiere. Invece di pagare per lo smaltimento dei rifiuti, queste imprese si vedranno riconoscere un "prezzo" di 120 euro per tonnellata di rifiuto conferito. La raccolta viene effettuata tramite contenitori ispezionabili in LDPE, denominati [b]Vìsiobag[/b], prodotti a tale scopo da Aliplast, che recano le istruzioni per il corretto smaltimento dei rifiuti. Al personale di cantiere viene anche fornita una prima "formazione" di base sulle modalità di utilizzo del servizio. Il progetto ha avuto inizio con una prima fase "embrionale", durante la quale il coordinamento di Cantiere Ecologico si è confrontato con imprese le edili e con altri operatori della provincia di Treviso per verificare quale fosse il tipo di materiale che si poteva raccogliere e come formare gli addetti in cantiere – spiegano le due aziende impegnate nel progetto - Questa fase di studio è stata "esportata" anche ad una serie di magazzini edili in Toscana. Considerando la portata del progetto, è stata inoltre avviata una campagna per coinvolgere gli uffici tecnici e culturali dei vari Comuni della Regione, e sensibilizzare le aziende operanti nel territorio sull'importanza del progetto. Attualmente il servizio si sta consolidando sul territorio delle Province di Treviso, Padova, Venezia, Vicenza, con richieste dalla Provincia di Verona, dal Friuli e dalla Toscana (già coinvolta nella sperimentazione). I promotori stanno anche procedendo all'adeguamento dei mezzi, al fine di renderli specifici per la raccolta di monoprodotto, "[i]sfruttando soluzioni non presenti sul mercato, con l'obiettivo di riuscire a realizzare la pesatura e la redazione del formulario sul luogo della raccolta[/i]".

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